lunedì 21 agosto 2017

White Bird in a Blizzard recensione film

White Bird in a Blizzard recensione film
White Bird in a Blizzard

Titolo originale: White Bird in a Blizzard
Nazione: U.S.A., Francia
Anno: 2014
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 91'
Regia: Gregg Araki
Sito ufficiale: www.whitebirdinablizzardfilm.com

Cast: Shailene Woodley, Eva Green, Christopher Meloni, Shiloh Fernandez, Gabourey Sidibe, Thomas Jane, Angela Bassett, Dale Dickey, Mark Indelicato, Sheryl Lee
Produzione: Desperate Pictures, Orange Studio, Why Not Productions, Wild Bunch
Distribuzione: 
Data di uscita: 2015 (cinema)

Devo dire che l’ultimo film di Araki mi ha lasciato abbastanza perplesso. Il tema trattato è l’assenza, o meglio, la scomparsa. Dopo un avvio di stampo teen quasi grottesco con una buona tenuta si procede verso un thrilling quasi Hitchcockiano per poi scadere in una fase finale a mio modo di vedere abbastanza pasticciata, per quanto riguarda il finale non so se il problema sia il materiale di partenza o lo stesso film che non è riuscito a giustificare un plot twist inutile ed abbastanza evitabile.

 Quello che sorregge tutto il film sono le interpretazioni, da Eva Green imbellettata come fosse una casalinga degli anni 50’ ( ma siamo negli anni 80’) prigioniera di un matrimonio di facciata e la Woodley sorniona, ribelle e focosa, le scene di tensione sessuale forse sono quelle migliori del film. Regia non particolarmente curata e scelta cromatica accesa, poco gusto per quanto riguarda la CGI ( ma viene usata pochissimo), la messa in scena funziona per più di metà film concentrandosi su una figlia che di punto in bianco vede sua madre volatilizzarsi ma poi perde pian piano di appeal quando tutto si fa “crime” trasformandosi al culmine in maniera abbastanza superficiale. 

Eva Green forse troppo sopra le righe ma è sempre un piacere vederla recitare, anche in un film gestito male e drammaticamente un po’ piatto.
voto 5

domenica 20 agosto 2017

The Tiger: An Old Hunter’s Tale - aka Daeho recensione film

The Tiger: An Old Hunter’s Tale - aka Daeho recensione film

 

The Tiger: An Old Hunter’s Tale -

 aka Daeho (2015)

Director:

 

Writer:

 

L’anno è il 1925 ed i Giapponesi dell’Impero (come sempre descritti a macchiette nei blockbuster coreani) sono di stanza in Corea e si imbattono nella “tigre della montagna”, una super tigre siberiana in CGI che massacra tutti e tutto. 

I nipponici assolderanno anche cacciatori autoctoni, tra i quali ce n’è uno piuttosto reticente è Min-sik Choi ( quello di Old Boy) la cui recitazione e padronanza espressiva sono i veri unici elementi positivi di tutta l’opera oltre che le ambientazioni. Un blockbusterone drammatico di periodo, evidentemente fatto per far soldi, denso di retorica e situazioni supermielose coadiuvato da flashback strappalacrime, però in mezzo a tutto questo c’è una buona ricostruzione degli anni 20 e della situazione geografica/ambientale, molto suggestiva tra neve e montagne.

 Un po’ meno riuscita la CGI, la super tigre risulta credibile nei primissimi piani e nei campi lunghi ma meno nei movimenti, comunque alcune scene action di tensione sono di buon livello ma non riescono a risollevare un film che dura più di due ore senza un particolare perché. Film per l’ampio pubblico attraverso il quale si cerca di inviare un messaggio ecologico/ambientale, il riconoscimento dell’equilibrio naturale usando l’umanizzazione della Tigre re della montagna.
voto 5

lunedì 7 agosto 2017

17 anni (e come uscirne vivi) recensione film

17 anni (e come uscirne vivi) recensione film
17 anni (e come uscirne vivi)

Titolo originale: The Edge of Seventeen
Conosciuto anche come: Besties
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 104'
Regia: Kelly Fremon Craig
Sito ufficiale: www.stxmovies.com/theedgeofseventeen
Social network: facebook

Cast: Hailee SteinfeldWoody Harrelson, Blake Jenner, Kyra Sedgwick, Haley Lu Richardson, Hayden Szeto, Alexander Calvert, Eric Keenleyside, Nesta Cooper
Produzione: Gracie Films, STX Entertainment
Distribuzione: Warner Bros Italia
Data di uscita: 30 Marzo 2017 (cinema)

Finalmente un teen movie fatto bene che non si smarmella pian piano appiattendosi a livello di significati come tutti gli altri, qui si cerca di soddisfare sia il pubblico adolescente sia quello più grandicello che vuole avere sotto una lente d’ingrandimento anche un po’ grottesca le problematiche da adoloscente. 

Siamo direttamente nella mente di una ragazza a scuola, è ottimo come Kelly Fremon Craig, al debutto, sappia impastarci nelle classiche trame teen però con stile e schiettezza. La protagonista avrà le sue prime relazioni distruttive e attraverso il suo carattere particolare amplificherà quelli che sono i rapporti familiari, niente di nuovo, ma ci si rimane coinvolti e si finisce per fare il tifo per lei affinché cammini con i suoi piedi emotivamente senza annoiarsi mai.

 Alla fine della fiera una sorta di fiaba familiare dal punto di vista adolescenziale, fresca e anche brillante grazie ai bellissimi e gustosi scambi sagaci con il prof. Woody Harrelson in pausa pranzo. Niente a che vedere con quelle robette tipo “The Duff” da serie tv pomeridiana, qui si parte dallo stesso assunto per arrivare a qualcosa di meno piatto e più concreto, che almeno coinvolge, forse un po’ troppo hipster ma “chissene” …
voto 7.5

domenica 6 agosto 2017

War on Everyone - Sbirri senza regole ( Dirty Cops) recensione film

War on Everyone - Sbirri senza regole ( Dirty Cops) recensione film

War on Everyone - Sbirri senza regole ( Dirty Cops) (2016)


John Michael McDonagh fa parte della cerchia di quei registi molto bravi ma poco conosciuti, ho apprezzato i suoi film e soprattutto “Calvario” un incontro equilibrato tra pulp, Irlanda e sconvolgimenti interiori.

 Con questo film si rifà ad un certo filone buddy movie che tra l’altro già aveva toccato in maniera molto buona con “Un poliziotto da Happy hour”( non vi fate ingannare dal titolo il film è interessante), però mentre lì c’era ancora la splendida Irlanda ed il suo attore feticcio Brendan Gleeson in una storia completamente fuori dal politically correct qui si cerca di fare lo stesso con ambientazioni alla Breaking bad ed un pulp forse troppo sottolineato e derivativo. 

Due poliziotti corrotti fanno i loro loschi affari ed incorreranno in situazioni che porteranno inevitabilmente ad una soluzione vendicativa. I personaggi sono macchiette, qualche trovata divertente qui è là,, la storia è poco intrigante ed un po’ macchinosa fino ad arrivare ad un buon finale. 

La regia è curata soprattutto in fatto d’ inquadrature sghembe e buoni contrasti luminosi ma alla fine il film risulta poco distintivo e di poca personalità rispetto ai precedenti lavori del regista, peccato … rivoglio la verde e tosta Irlanda pulp …
voto 5.5

sabato 5 agosto 2017

Ghost in the shell recensione film

Ghost in the shell recensione film
Ghost in the Shell

Titolo originale: Ghost in the Shell
Conosciuto anche come: 
Nazione: U.S.A.
Anno: 2017
Genere: Azione, Drammatico
Durata: 120'
Regia: Rupert Sanders
Sito ufficiale: www.ghostintheshell.tumblr.com
Social network: facebook

Cast: Scarlett JohanssonTakeshi KitanoJuliette BinocheMichael Pitt, Pilou Asbæk, Kaori Momoi, Chin Han, Danusia Samal, Lasarus Ratuere, Yutaka Izumihara, Tuwanda Manyimo
Produzione: DreamWorks SKG, Grosvenor Park Productions, Paramount Pictures, Seaside Entertainment
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 30 Marzo 2017 (cinema)

A quanto pare che Ghost in the shell ( animazione ) sia un capolavoro è abbastanza unanime e che film come Matrix debbano molto a quelle atmosfere scifi pregne di filosofia è un dato di fatto.
 La parola chiave per differenziare questo prodotto dal suo orginale è proprio “filosofia”, quella brezza intimamente psicologica che accompagna un plot scifi rendendolo superiore al prodotto blockbuster medio, qui questo aspetto manca il target appiattendosi per un generico pubblico a caccia di spari e botte. 

Comunque il film ha una certa ricercatezza estetica, Johnny Mnemonic, Matrix, lo stesso Ghost in the shell, Under the skin e addirittura le giapponesate noir e umide alla Blade Runner. La storia sembra complicata, poiché cercano in tutti i modi di sottintendere l'ambientazione, come se tutti fossero esperti del prodotto d’animazione a cui è ispirato il film, ma in realtà è una classica trama dall’atmosfere vagamente noir dove la protagonista che ha un cervello impiantato in un corpo robotico è in cerca della sua identità.

 Tante occasioni d’approfondimento in materia gettate al vento, CGI che spicca ma non da fastidio più di tanto e scene action che finalmente non durano mezz’ora ogni volta, sono più asciutte e godibili. Certo, i ritmi talvolta sono troppo blandi in situazioni dove lo spettatore già intuisce il resto e la prova algida della protagonista non aiuta nonostante è il suo corpo che parli, fortuna che la fotografia contribuisce all’attenzione. 

Insomma Ghost in the shell non si discosta dalla serie di blockbuster dell’ultimo periodo fatto per gente che accede già stanca in sala, seppur non bellissimo segue un suo filo logico e finisce per affascinare per le atmosfere lasciando un retrogusto di occasione mancata.

P.s. grande Kitano che in due tre scene ti far venir voglia di recuperare la sua filmografia
voto 6--
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