giovedì 22 giugno 2017

split recensione film

split recensione film
Split

Titolo originale: Split
Conosciuto anche come:  
Nazione: U.S.A.
Anno: 2017
Genere: Thriller
Durata: 117'
Regia: M. Night Shyamalan
Sito ufficiale: www.splitmovie.com
Sito italiano: www.split-ilfilm.com
Social network: facebook

Cast: James McAvoy, Haley Lu Richardson, Brad William Henke, Anya Taylor-Joy, Kim Director, Sebastian Arcelus, Betty Buckley, Lyne Renee, Jessica Sula
Produzione: Blinding Edge Pictures, Blumhouse Productions
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 26 Gennaio 2017 (cinema)


La reputazione di Shyamalan è nota a tutti, cinefili e non, situazioni grottesche, plot twist clamorosi ottima regia e grande thrilling. Dopo un periodo non proprio ispirato Shy torna in “scivolata” e dopo una interessante parentesi nell’ “horrorino found footage” imbastisce un buon thrillerone dalle super premesse con un attore bravo, famoso e sulla cresta dell’onda come McAvoy. 

Si parte benissimo, ma che dico … super benissimo, la scena iniziale dove un gruppo di ragazze sono rapite per poi essere detenute da uno psicopatico dalle molteplici personalità è il non plus ultra del thrilling, la scena in macchina in particolare andrebbe fatta studiare agli aspiranti registi di tensione. Una volta che il plot viene settato cominciamo a conoscere le varie faccette di Mcavoy e i simbolismi e sottotesti accompagnati da un ottima fotografia che sfrutta gli interni in maniera ottimale. Comunque verso metà film il ritmo rallenta, la suspense si diluisce un po’ troppo ed ogni tanto ci sono situazioni un po’ goffe a livello di coincidenze, anche se bisogna contestualizzarle in uno stile che è evidentemente impregnato di un sottile grottesco. Un film assolutamente godibile, non istilla mai noia, però alla fine della fiera ho trovato tutta la storia meno interessante rispetto alle personalità di McAvoy, per carità lo stile non si discute ( soprattutto estetico) ma ho trovato una carenza nella concezione dei personaggi satelliti ed una voglia a tutti costi di trovare un plot twist un po’ “loffio” ,in più ho parzialmente apprezzato le battute finali un po’ ruffiane per giustificare alcune esagerazioni di scrittura le quali sicuramente gioveranno agli amanti dell’ “americanata” ma faranno storcere il naso agli amanti della tensione più quadrata. Sicuramente un buon thriller ma, secondo me, il mix tutti gli ingredienti sopracitati hanno prodotto un cocktail che ubriaca ma che sotto sotto è un po’ annacquato.
voto 6.5

sabato 17 giugno 2017

The great wall recensione film

The great wall recensione film
The Great Wall

Titolo originale: The Great Wall
Conosciuto anche come: 
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Azione, Avventura, Fantasy
Durata: 104'
Regia: Yimou Zhang
Sito ufficiale: www.thegreatwallmovie.com
Sito italiano: www.thegreatwall-ilfilm.it

Cast: Matt DamonWillem Dafoe, Pedro Pascal, Andy Lau, Jing Tian, Eddie Peng, Xuan Huang
Produzione: Legendary East, Atlas Entertainment, Kava Productions, Le Vision Pictures, Legendary Pictures
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 23 Febbraio 2017 (cinema)

L'auteur Zhang Yimou che ci aveva abituati ad altri tipi di film qui costruisce un blockbusterone fantasy infarcito di protagonisti occidentali trionfando ai botteghini cinesi, cavandosela a quelli occidentali nonostante il film risulti come il più costoso mai prodotto in Cina. 

La storia ambientata maggiormente sulla grande muraglia porta due occidentali(Matt Damon e Pedro Pascal), una sorta di contrabbandieri mercenari ma con l’animo alla marco polo, alle porte dell’impero cinese, qui scopriranno pian piano a cosa serve tutto l’imponente esercito dispiegato sul confine. Film di puro intrattenimento, tanti colori e scene di massa interessanti, pellicola che deluderà chi cerca l’autore ma accontenterà chi cerca l’intrattenimento senza novità. CGI forse un po’ troppo esagerata, soprattutto per quanto riguarda i paesaggi, costumi interessanti come l’ambientazione però il ritmo dopo un inizio coinvolgente s’affossa e pian piano porta alla luce tutti i difetti che sono classici di queste megaproduzioni. Da un punto di vista analitico è curioso come una produzione cinese metta l’occidentale di turno come capobranco, però forse questo è dettato dalla voglia di irrompere in più mercati possibili seguendo le regole americane, comunque il regista si tiene buono pure l’establishment cinese descrivendo gli orientali diversi eticamente e dagli scopi più puri rispetto ad un occidentale, europei visti quasi come barbari. Da questo punto di vista l’autore è stato molto bravo ad equilibrare la situazione ma per il resto segue tutti i clichés del genere senza farsi mancare niente.
voto 5.5

martedì 13 giugno 2017

The Belko Experiment recensione film

The Belko Experiment recensione film

The Belko Experiment (2016)

Director:

 

Writer:

 

Premesse: James Gunn alla sceneggiatura e Mclean alla regia, autore di Wolf Creek 1 e 2, interessanti torture porn nell’outback australiano perfidamente satirici e grotteschi. Film ambientato in Colombia in una filiale remota di una multinazionale americana dove i dipendenti si ritroveranno invischiati in un gioco al massacro tipo “hunger games”. 

B-movie di definizione, opera Grindhouse che però punta tutto sulla violenza secca e cura poco tutto il resto, tensione che supera il divertimento, è questa la linea che la regia ha voluto seguire sacrificando anche tutta una parte satirica che poteva essere facilmente implementata ma che non è stata sfruttata in pieno. In realtà Mclean, pur non avendo infuso l’incisività ironica dei sui film precedenti, di rimando, ci introduce in un sottotesto abbastanza interessante che passa dalla “commedia da ufficio” a bagno di sangue toccando temi come la falsità della benevolenza aziendale, il mutamento delle gerarchie in tempo di crisi e la disumanizzazione durante le criticità. Parte tecnica molto buona, se cercate il gore è il film giusto per voi ( in questo senso mi ha ricordato The cabin in the woods), l’ultraviolenza non viene risparmiata e ci sono un paio di scene nella seconda parte del film che rimangono impresse, peccato per la scarsa cura dei personaggi ( molte facce conosciute per chi bazzica serie tv), ne sono morti parecchi senza scatenarmi un minimo d’empatia. Si poteva acutizzare più il sottotesto satirico, è la prima cosa che salta all’occhio, tutto questo rende la pellicola una piccola occasione mancata dato che sul lato visivo è al giusto livello. Struttura della trama forse già vista troppe volte ed un finale non proprio esplosivo per questa tipologia di film rendono l’opera guardabile per gli appassionati di genere ma francamente dimenticabile.
voto 5.5

lunedì 12 giugno 2017

El abrazo de la serpiente recensione film

El abrazo de la serpiente recensione film
El abrazo de la serpiente

Titolo originale: El Abrazo de la Serpiente
Conosciuto anche come: Embrace of the Serpent
Nazione: Colombia, Venezuela, Argentina
Anno: 2015
Genere: Avventura
Durata: 125'
Regia: Ciro Guerra
Sito ufficiale: www.embraceoftheserpent.oscilloscope.net

Cast: Jan Bijvoet, Antonio Bolivar, Nicolás Cancino, Brionne Davis, Yauenkü Migue, Luigi Sciamanna, Nilbio Torres
Produzione: Buffalo Producciones, Caracol Televisión, Ciudad Lunar Producciones, Dago García Producciones, MC Producciones, Nortesur Producciones
Distribuzione: Movies Inspired
Data di uscita: Cannes 2015
04 Agosto 2016 (cinema)

Film candidato all’oscar come miglior film straniero e vincitore a la Quinzaine a Cannes 2015. Parte del significato dell’opera è racchiuso nella frase :“ Questo film è dedicato alla memoria dei popoli le cui canzoni non conosceremo mai” . Il regista parte da un bellissimo bianco e nero e ci introduce nell’atmosfera amazzonica su due piani temporali diversi, uno agli inizi del 900’ e l’altro nel 1940.

 Le vicende narrate sono ispirate ai diari di due esploratori della zona realmente vissuti entrati in contatto con gli indios alla ricerca di piante medicinali rarissime e interpolati attraverso un montaggio a compartimenti spaziali fissi ( praticamente saranno più o meno negli stessi luoghi ma in una linea temporale diversa). Il regista ci trasporta in un mondo che pare extraterrestre agli occhi di un occidentale moderno, è forte il legame con la natura della narrazione e lo stile etnografico fatto di un turbinio di lingue e tradizioni darà soddisfazione agli antropologi e agli appassionati di etnie scomparse. La storia sembra quasi un rito iniziatico, si passa dall’onirico lisergico al iper realismo attraverso uno stile essenziale ed asciutto che potrebbe risultare comunque ostico alla maggioranza degli spettatori non interessati all’argomento. Si toccano temi, approfondendoli intelligentemente, come il colonialismo e di rimando anche i problemi legati all’ecologia e allo sfruttamento della terra contrastato giocoforza al panteismo delle culture perdute tirate in ballo. Ad un certo punto lo strascico del plot sembra quasi una via crucis verso la comprensione di un nuovo mondo. Talvolta la babele dei dialoghi rieiterati possono sembrare inerti ma la pellicola è un punto di vista davvero particolare su un’argomentazione ormai difficile da trattare senza cadere nel clichés, anche se dal punto di vista simbolico mi ha ricordato un po’ apocalypse now. Un vero viaggio nel polmone verde del Sudamerica tra lingue, culture e religioni perse in uno splendido bianco e nero.
voto 7

venerdì 9 giugno 2017

RAW (Grave) recensione film

RAW (Grave) recensione film

RAW (Grave) (2016)

Director:

 

Writers:

  (dialogue),  (screenplay)

La metamorfosi di Justin, una protagonista normalissima che comincia la scuola di veterinaria e nel frattempo è avviluppata pian piano da pulsioni primarie incontenibili ed istinti insaziabili difficili da placare. Script piuttosto strano, che ha scatenato l’Hype e ha creato problemi di stomaco a molti critici non abituati al gore/splatter sagacemente descritto a livello visivo. 

Cooproduzione Belga, lì nel cuore dell’Europa quando si dedicano all’horror non ci risparmiano niente, la regista al suo primo film irrompe con una cifra stilistica elegante e riflessiva catalizzando il cannibalismo a percorso iniziatico parallelamente alla carriera universitaria in erba della protagonista, un racconto di formazione tardo adolescenziale che illumina le zone d’ombra di una vergine sporca di sangue. Tuttavia non condivido le altisonanti recensioni dei professionisti, sicuramente un film notevole per quanto riguarda il genere ma nono privo di difetti piuttosto evidenti, da alcuni dialoghi superflui ad una gestione delle conseguenze superficiale rispetto ad alcuni aspetti della trama cardine. Cosucce, perché il film è godibile ed è denso di scene ottime a livello visivo e registico, la regia ci prende gusto a farci vedere tutti i particolari, insiste sull’aspetto erotico della questione e sviluppa i dettagli della trama anche a livello intellettuale istillando ogni tanto un po’ di grottesco. Film che riporta dignità cinematografica al gore attraverso un’estetica predominante, fotografie e cura nella composizione che non considero un vaneggiamento di forma fine a se stesso, in questo senso mi ha ricordato un po’” It Follows”. Classico film di “cambiamento”, di crescita che si traduce in un flusso di avvenimenti repulsivi eccellenti per rappresentare l’accettazione d’istinti informi e oscuri nella dura vita di una post pubescente.
voto 7
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